Ieri ho scritto un post sull’errore come modalità di crescita ed ho accennato anche all’insegnamento della nostra scuola, che si basa praticamente sulla “ripetizione” di nozioni date dall’insegnante e che non prevede nemmeno minimamente l’esplorazione (e quindi inevitabilmente, l’errore).
Parzialmente legato a questo tema c’è quello delle arti marziali. E’ un aspetto su cui non ho convinzioni forti, in parte anche perché non conosco bene questo mondo… ma visto che si lega al tema della “ripetizione”, colgo l’occasione per farlo ora. Ogni commento.. è benvenuto.
Sono numerosi i maghi che, in giro per il mondo, affiancano lo studio della magia a quello delle arti marziali. Alcuni lo suggeriscono espressamente come percorso di crescita artistica/magica.
Non riesco a convincermi di quanto queste due discipline (prestigiazione ed arti marziali) possano essere legate o (meglio ancora) quando lo studio delle arti marziali possa aiutare la mia arte. Credo, per essere più precisi, che le arti marziali possano aiutare UN CERTO TIPO DI MAGIA (non la mia, per esempio) ma siano addirittura negativi per altri (la mia).
Partiamo dall’inizio: pur sapendo molto poco di arti marziali ci riconosco alcuni aspetti comuni alla prestigiazione:
- hanno entrambi una storia che si perde nella notte dei tempi.. affascinante e ricca di “grandi nomi” che ne hanno scandito l’evoluzione nei millenni
- entrambe si basano sulla ripetizione: ho un amico che fa aikido e mi spiegava che per i giapponesi il modo corretto di apprendere è riuscire a clonarsi il più possibile, anche senza capire, agli atteggiamenti del maestro, e solo molto dopo lasciare emergere il proprio. C’è quindi una completa focalizzazione sulla tecnica del maestro.
La soluzione ti viene indicata dal maestro. E’ un contesto rigido, dove la punizione è il motore che “aiuta” a rimanere concentrati sulla prospettiva proposta di imparare l’arte marziale.
La magia, per certi versi, è simile: l’apprendimento di alcune tecniche si basa sulla ripetizione sulla memorizzazione muscolare di alcuni movimenti che, una volta imparati (correttamente, si spera) vengono poi ripetuti in maniera naturale e senza che il pubblico percepisca nulla.
Dopo aver imparato la tecnica, il mago può mettere in piedi il proprio numero.. e provare e riprovare questo dall’inizio alla fine. Diciamo che in questo senso, mi sembra molto simile a quello che i giapponesi chiamano “kata”.
Tuttavia, questa similitudine è molto stretta per tutti coloro che si dedicano, tipicamente, alla magia cosidetta “da scena”. La preparazione e l’esecuzione (per intenderci) di un numero a la “Silvan” con colombe e manipolazione di carte.. fatte su un palcoscenico a tempo di musica.

Per la mia magia, fatta a stretto contatto con il pubblico, agendo e REAGENDO alle reazioni di queste e pronto a fermare, riprendere e modificare completamente la “traccia iniziale” del gioco per sposarlo con l’attimo in cui lo eseguo, mi domando se la “rigidità” di kata non sia addirittura negativa.
Ovviamente ho il dubbio che anche le arti marziali impongano l’apprendimento di kata che poi però devono essere “smontati e rimontati alla bisogna” durante il vero combattimento.. ma temo che questo passaggio possa avvenire solo dopo molti, molti, molti anni.. e che la “forma mentis” che viene data ai primi anni di insegnamento sia molto difficile da modificare. Tanto da essere, di fatto, immodificabile.
Nella mia magia, dopo la parte di studio di una tecnica (anch’essa basata sulla ripetizione perfetta di un movimento ben preciso e per questo molto simile all’approccio delle arti marziali) , mi sembra che si apra un bivio enorme :
Nelle arti marziali, si apre la strada del kata (un percorso rigido da eseguire sempre uguale, dall’inizio alla fine).. nella mia magia (magia da contatto, come io amo definirla), si apre l’utilizzo di queste tecniche in un ambiente mutevole e mai uguale… l’esatto opposto del kata.
Potrei, in tal senso, coniare il termine ATAK ;-)
Fermo restando il fascino della posa in spaccata “a la Van Damme”, che impazzava in tv nella mia adolescenza…. non credo che mi metterò a studiare arti marziali ;-)
Cuck Norris l’ha scampata anche questa volta.